“Ero una sposa bambina” by Fatima

Mi chiamo Fatima, sono una sposa bambina, e non voglio sposarmi. Lui si chiama Ahmed e non sorride mai. Bruno e con la barba, a me non sembra né bella né brutto. Quando lo vedo, ha la’ria di un uomo che sta per concludere un affare. Dicono semplicemente questo: <<E’ tuo marito>>. Lo sconosciuto dal viso severo è mio marito. Banale come frase. Che strano, mi sposo con un estraneo. Penso che sia assurdo. Sono una bambina, non so niente della vita, ma di una cosa sono certa: non sono obbligata a sposare un estraneo per uscire dalla mia condizione. 

Quando Fatima è nata, solo una strega cattiva si è affacciata sulla sua culla. Una zia senza scrupoli che chiede, e ottiene, dal padre, la neonata per sé. E’ un investimento futuro, perché il mondo è pieno di uomini danarosi disposti a pagare cifre altissime per comparsi ragazzine, spesso ancora bambine, magari da aggiungere al proprio harem. Non è insolito in Nigeria, se nasci in una famiglia povera. La vita di Fatima, bella come una principessa, è tutt’altro che una fiaba. La zia Saba ha tutti i poteri su di lei e ne abusa abbondantemente. Ma né la zia né il marito, Ahmed, hanno fatto i conti con lo spirito indomito della ragazza,che non è disposta a rinunciare alla libertà senza lottare e un giorno decide che è arrivato il momento di sfidare il destino che gli altri hanno disegnato per lei. 

Un libro autobiografico che fa riflettere sulla “tratta degli esseri umani”, un argomento di cui si è a conoscenza, ma che è difficile da capire appieno perché non è personalmente nelle nostre vite. Leggere la storia, le parole, le emozioni di una donna protagonista di ciò. fa aprire molto gli occhi e fa capire che bisogna lottare sempre per cercare di sconfiggere questi fatti. Questa donna, Fatima, ha lottato fin da bambina per uscire dalla sua condizione. E’ stata venduta dalla sua famiglia da bambina, è stata violentata, maltrattata, è stata costretta a sposarsi a soli 11 anni con un uomo molto più grande che non la rispettava, è stata giorni sul marciapiede senza cibo né acqua, ha perso un figlio, ma non ha mai smesso di lottare. Ha sempre combattuto per avere una vita migliore e per sposarsi con un uomo scelto da lei. Fatima ha poi creato una ONG per aiutare donne e bambini maltrattati.

“Esisteranno sempre uomini vili. Quelli che picchiano, stuprano, reprimono, sottomettono, dominano le donne. Quelli che senza troppi scrupoli pagano per una ragazzina o un ragazzino. Quelli che guardano i bambini in un certo modo. Quelli che abusano dei loro figli. 
E i bambini, fatalmente, subiranno questi uomini. Soffriranno, moriranno.
E le donne, fatalmente, accetteranno la loro sorte se dei sogni nuovi non mostreranno altre vie. Si chineranno sotto il giogo della rassegnazione, sotto il peso del loro sesso, determinate a essere schiave, condizionate a essere schiave. Le loro notti saranno bagnate di lacrime. Soffrendo la vita, supplicheranno la morte. Si lasceranno opprimere, ancora e ancora, generazione dopo generazione. 
Evidentemente, il futuro è tutto tracciato.
Per me non era diverso, ma era prima, in un altro tempo, in un’altra vita. Adesso sono rinata, ho riscritto il mio destino. Adesso posso dire di essere una donna.” 

E’ un libro che consiglio di leggere.

Laura

5 pensieri su ““Ero una sposa bambina” by Fatima

  1. newwhitebear ha detto:

    Sicuramente è da leggere il libro. Ma come si chiama?
    A parte questo dettaglio, la storia di Fatima fa riflettere. Per noi occidentali, diciamo europei e forse americani, ci può apparire come una mostruosità ma per tante popolazioni, africane o asiatiche, la femmina, la donna può rendere solo se venduta, perché non è robusta come l’uomo e diffiiclmente può aiutare nei campi.
    Interessante post denuncia.

    • Lady L. ha detto:

      Il libro si chiama “Ero una sposa bambina” di Fatima.
      Sì, a noi ci appare una mostruosità e credo anche che lo sia. Questo accade tra le famiglie e nei villaggi poverissimi dove vengono questi ricconi, in questo caso un uomo arabo, che si comprano una bambina e la mettono nel proprio harem insieme alle altre mogli.
      Nella storia è presente anche un uomo francese che va lì in Africa più volte l’anno a trovare la “figlia che ha adottato” (come la presenta lui) ma che in pratica dormono nello stesso letto, non per dormire..

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